G. MARCHETTI

Giuseppe Marchetti (Miol) nacque a Gemona, in borgo Properzia, il 23 luglio 1902. A dodici anni entrò nel Seminario diocesano, dove fu ordinato sacerdote nel 1925. Tra il 1925 e il 1929 frequentò l'Università Cattolica di Milano e qui nacque il suo interesse per gli studi filologici. Dal 1929 al 1935 fu insegnante di lettere italiane presso il liceo del Seminario di Udine e presso altri istituti della città. Conseguì la laurea in lettere nel 1935. Partecipò quindi alla guerra d' Abissinia come cappellano militare dei Granatieri di Sardegna. Nel 1937 riprese l' insegnamento in Friuli, rinunciando a incarichi più prestigiosi, che lo avrebbero costretto ad allontanarsene. Per le sue idee antifasciste nel 1944 fu mandato al confino a Bobbio. Ottenuta per concorso la cattedra di lettere italiane e latine presso l' Istituto Magistrale "Caterina Percoto”, si stabilì definitivamente a Udine. Nel 1946 fu tra i fondatori del giornale Patrie dal Friul, attraverso il quale sostenne la sua battaglia per il riconoscimento dell' identità culturale e dell' autonomia del Friuli. Nel 1949 tenne a battesimo il movimento letterario Risultive, che raccolse il meglio dei giovani autori friulani. La sua attività di studioso e di scrittore fu intensissima fino alla morte, avvenuta a Udine l' 8 maggio 1966.
UNA VITA PER L' IDENTITA' FRIULANA
Nel contesto storico del ventennio successivo alla seconda guerra mondiale, non v' è dubbio che il Marchetti appare come la coscienza più lucida e disinibita, la guida più consapevole ed illuminata della rinascita friulana. Fu lui a rivendicare per primo, con maggior fondamento critico, il diritto dei friulani alla loro identità culturale, alla loro diversità, alla loro autonomia e, perciò, alla loro storia e alla loro lingua. Il suo ideale fu operare nella cultura in senso antropologico, per accrescere e promuovere il patrimonio di tutti. Non la scienza per la scienza, ma la scienza per l' uomo; in questo caso, per l' uomo friulano (dal discorso commemorativo tenuto nell' auditorium dell' I.T.C. "Marchetti" dal prof. Gian Carlo Menis, il 19 aprile 1986). La ricerca storica forma l' ossatura di tutti gli studi del Marchetti, dall' arte alla linguistica. La sua preparazione di tipo filologico lo portò ad una rigorosa fedeltà al documento con puntuale riferimento alle fonti. Ma ciò che costituisce la sua originalità di storico è la sua convinzione, più volte ribadita, che l' oggetto primario di una storia del Friuli deve essere la cultura, la civiltà friulana, intesa come individualità storica, etnica, culturale economica e politica, concetto che non era mai comparso nella storiografia precedente. Il volume Il Friuli. Uomini e tempi (1959) è il primo esempio di questa nuova visione degli eventi del passato friulano.
La passione per la sua terra e l' impulsivo anticonformismo portarono talvolta il Marchetti a posizioni radicali (vedi Cuintri-storie dal Friûl), ma ciò non gli toglie il merito di aver operato un taglio netto con la tradizione e di aver aperto una nuova strada a quanti, in seguito, avessero voluto approfondire lo studio della storia friulana.
Marchetti si laureò con un' apprezzata tesi di filologia sul Volgare friulano nei codici di Gemona del '300. Questa scelta ci dice che fin dal tempo degli studi universitari egli ebbe un particolare interesse per la lingua friulana, che considerò sempre elemento primo e caratterizzante della specificità della nostra cultura.
I
suoi studi linguistici culminarono nell' opera Lineamenti di
grammatica friulana (1952), contenente un' ampia premessa sulla
genesi storica del friulano. Obbiettivo di questo preziosissimo
lavoro: proporre uno strumento utile, un modello, a quanti avessero
voluto sperimentare la scrittura della nostra lingua. E quegli anni
videro, appunto, una straordinaria fioritura di pubblicazioni in
friulano.
A Pasolini, che aveva fondato a Casarsa l' Academiuta di lengafurlana, Marchetti
riconobbe il merito di aver dato l' avvio a uno "stil novo" friulano;
e Pasolini nel 1949 scriveva: "Ho avuto in Friuli, ch'io sappia, un solo
lettore: don Marchetti".
Sui fogli di "Patrie dal Friul" (1946 1965), la rivista da lui fondata, e nelle pubblicazioni di Risultive si collaudò la koinè friulana, vigorosamente propugnata dal Marchetti.
ALLE ORIGINI DELL' ARTE FRIULANA
Giuseppe Marchetti si interessò anche al mondo dell' arte, dell' arte friulana, per cercare in ogni ambito i segni di un' anima collettiva e di una cultura, da far conoscere, ai friulani prima che ad altri, e da far amare.
L' interesse del Marchetti per l' arte non fu, tuttavia, nè precoce né improvviso: maturò piuttosto lentamente, manifestandosi dapprima attraverso occasionali note e considerazioni all' interno dì studi di altra natura. Ma, una volta scoperto per così dire il nuovo ambito di indagine, egli vi si dedicò con passione, volgendosi a studiare soprattutto, anche se non esclusivamente, quegli artisti poco noti o affatto sconosciuti, e quelle forme, cosiddette minori, attraverso cui sembra esprimersi con naturalezza l' anima di un popolo.
Gli scritti d'arte del Marchetti furono numerosissimi, diversi per ampiezza e destinazione, ma sempre pregevoli per l' impostazione e gli approfondimenti, sia che si trattasse di articoli destinati ad apparire su giornali locali o su fogli parrocchiali, sia che si trattasse di studi di più ampio respiro, destinati a riviste qualificate o addirittura a costituire un libro. Molti articoli furono pubblicati soprattutto negli anni '50 su La Vita Cattolica, Patrie dal Friul, Il Friuli, L' avvenire d' Italia e sui bollettini di molte parrocchie, a incominciare da Voce Amica, il bollettino della Pieve Arcipretale di Gemona. Molti furono pubblicati (alcuni ripubblicati) sulle riviste della Società Filologica Friulana: Ce Fastu?, La Panarie, Sot la nape, e sui Quaderni della Face. Impossibile dame un elenco, anche volendo limitarsi ai più significativi.
Ma dei tre preziosi libri, che rappresentano la più notevole fatica del Marchetti studioso di arte locale, è obbligatorio dare almeno i titoli e una brevissima notizia:
Gemona e il suo Mandamento (1958), in cui confluirono i risultati di oltre trent' anni di ricerche (non riguardanti solo l' arte, ovviamente) negli archivi e nelle chiese del Gemonese;
La scultura lignea nel Friuli (1956), che reca nel frontespizio anche il nome di G. Nicoletti, collezionista di sculture lignee e amico del Marchetti, ma è di stampo chiaramente marchettiano;
Le chiesette votive del Friuli, opera che il Marchetti non riuscì a portare a compimento e che, completata da Gian Carlo Menis sulla base delle minute e degli appunti dell' Autore, fu pubblicata dalla Società Filologica Friulana nel 1972.
Marchetti fu dunque essenzialmente uno studioso, e lo fu nel senso più completo del termine, comprensivo della qualità di letterato. Ma egli si occupò di letteratura anche in senso più proprio, come critico e come autore. Scrisse in italiano e in friulano: racconti, elzeviri, articoli su argomenti di attualità, poesie. Scritti brevi, per lo più, di vario impegno e di vario tono, ma mai frettolosi e percorsi tutti da quell' amore per il Friuli che li conduce a ideale unità.